Novembre e Marzo – Installazione per Alda Merini

Garage Milano

di Fabrizio Visconti

Un piatto. Nel piatto briciole di torta. Cenere. Una sigaretta spenta.

Un piatto semplice, di quelli che potevi trovare ancora nelle case di quella Milano con le porte con scritto AVANTI sulla targhetta. Una luce, una ghiacciaia, fogli, il tempo.
Segni di una quotidianità che potevi vedere illuminata dietro i vetri di una finestra.
Parole e silenzi passati. E insieme rimasti. Tracce. Perché tutti abbiamo bisogno di punti fermi nella vita.

E in quel piatto immerso nella quotidianità, un volto, impalpabile. Un’immagine proiettata, irreale tra la realtà delle briciole di quello che è stato consumato. Alda Merini. Il suo volto e la sua voce. Che dicono di poesia e di carne. Che non si dividono le cose. Che una non nasce senza l’altra.

Se tutto un infinito/ha potuto raccogliersi in un Corpo/come da un corpo/disprigionare non si può l’immenso?


Briciole e poesia. Perché siamo meravigliosamente, dolorosamente, implacabilmente composti di estremi. Ma da questo strappo, eppure da questo amore tra corpo e anima, tra vita e arte, tra quotidiano ed eterno, si gioca ogni vita.

C’è chi ha gridato su un foglio di carta per farla ascoltare la vita, chi ha stretto i denti tra le fascette dell’elettroshock per lasciar spuntare un bacio dal sangue sull’angolo delle labbra, per risorgere fino a sussurrare di fronte alla vita: Magnificat!. E ci può dire che lì, in quel piatto che unisce tutto, si gioca anche la nostra vita, o almeno la nostra possibilità di allungare la mano per toccarla.

Al di là del dolore, là dove comincia l’eterno delle cose che, non si sa come, non si lasciano morire.

L’installazione vive di sua vita autonoma, oppure può essere allestita nei foyer dei teatri che ospitano lo spettacolo “Senza filtro”.